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Accertata dal governo britannico la validità delle registrazioni al REACH

Dopo il referendum che ha sancito la volontà popolare degli inglesi di uscire dalla Comunità Europea sono tante le questioni burocratiche e pratiche da dirimere per stabilire in che modo, dal momento in cui la cosiddetta “Brexit” avrà effettivamente luogo, si potranno portare avanti i rapporti tra il Regno Unito e il resto dell’Europa. Ovviamente non resta al di fuori della discussione il regolamento REACH, a cui le imprese anglosassoni si stavano adeguando mentre ora non sanno più con certezza in che modo si debbano comportare.

Proprio in questi giorni però il governo inglese ha fatto sapere quali sono le sue decisioni in merito, dopo mesi di illazioni, proposte e controproposte. In base a quanto è stato reso noto si è deciso che le imprese del Regno Unito non siano obbligate a replicare le attività di conformità per aderire al REACH che hanno già espletato in passato. Questa è una decisione molto importante, che ha avuto una premessa doverosa. Il Regno Unito sta lasciando l’UE, e da questo momento in poi ogni azione necessaria per regolare il flusso di merci da e per l’Inghilterra richiederà una serie di procedure che fino ad ora sono state molto semplici per via dell’appartenenza ad un unico mercato. Da ora in poi, invece, per le imprese sarà necessario affrontare procedure complesse, lunghe e spesso anche molto costose al fine di mettersi a norma con l’Europa e di poter far circolare liberamente le merci. Le sostanze chimiche non fanno eccezione: ma forse è proprio da tali sostanze che si può fare il primo passo per tentare di semplificare e snellire i futuri rapporti tra Gran Bretagna ed Europa. Il governo britannico si rende conto che è necessario da parte del Paese dare sufficienti rassicurazioni alla Comunità Europea che tutto ciò che uscirà ai suoi confini sarà conforme in tutto e per tutto alle normative comunitarie; a tale fine ha anche proposto la creazione di un organismo di vigilanza che abbia il compito di verificare che le leggi vengano rispettate. In questo panorama di apertura e cooperazione si inserisce anche l’accettazione del REACH che, pur essendo una norma comunitaria e dunque non inglese, rimarrà valido nel senso in cui le aziende che hanno dovuto sostenere costi e procedure per l’adeguamento non saranno costrette a farlo di nuovo. Il passaggio avverrà in continuità, in modo che anche l’Inghilterra possa continuare a far circolare i suoi prodotti nella UE: L’associazione delle industrie chimiche ha salutato questa decisione con un respiro di sollievo, trovando che questo sia l’approccio più corretto da seguire. Il direttore esecutivo Steve Elliott ha espresso la sua soddisfazione soprattutto nei termini in cui i vari attori del settore chimico sanno che i regolamenti imposti dal REACH resteranno validi anche dopo la Brexit. D’altro canto questa appare quasi come una scelta obbligata, visto che l’import/export di sostanze chimiche da e per l’UK è sempre stato molto vivace, e si rende quindi necessario poter garantire che questo stato di cose permanga immutato anche dopo che il Paese sarà materialmente uscito fuori dalla Comunità Europea. La decisione in merito al REACH viene salutata con favore anche perché va a costituire un importante precedente che, si spera, possa fare scuola anche in altri settori. Secondo un’indagine che era stata condotta ad inizio del 2017 era più del 70% dei soggetti intervistati che aveva detto come la creazione di un sistema di regolamentazione delle sostanze chimiche tutto britannico, indipendente dal REACH, avrebbe costituito un problema per le imprese. C’è però chi avanza delle perplessità: l'associazione tecnologica techUK dice che questa decisione offre una certa sicurezza per i prodotti già presenti sul mercato, ma in realtà non ne dà nessuna per prodotti o sostanze in sviluppo.