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Ancora tanti dossier REACH in attesa di un numero di registrazione

Uno degli aspetti che fin da subito è apparso tra quelli più complicati da ottemperare, tra le tante direttive imposte dal REACH, il nuovo regolamento europeo sulle sostanze chimiche, è stato quello relativo ai dossier sulle sostanze chimiche stesse. Tutti gli enti coinvolti, aziende e PMI incluse, sono infatti stati chiamati a redigere degli accurati dossier in cui devono essere riportati tutti i dati che si possiedono circa una determinata sostanza.

Devono essere riportati test e controlli al fine di verificarne l’eventuale livello di pericolosità per la salute o per l’ambiente. Ad oggi, ovvero alla scadenza del 31 maggio 2018, sono giunti all’ECHA, l’agenzia europea che si occupa delle questione, 33.363 dossier. Di questi ben 32.515 hanno ricevuto il loro numero di registrazione: questo vuol dire che sono completi, corretti in ogni loro parte, e che quindi sono stati acquisiti ufficialmente nel database ECHA. Restano però quasi 850 dossier privi di numero di registrazione. I dati sono stati resi noti nei primi giorni di settembre in quanto l’agenzia ha terminato i suoi controlli sui dossier, per verificarne il grado di accuratezza, il 31 agosto (c’erano infatti tre mesi di tempo dalla scadenza). Al momento sono 10.708 le sostanze chimiche, che vengono movimentate all’interno della Comunità Economica Europea in quantità tra le 1 e le 100 tonnellate, che sono state schedate e di cui si sa praticamente ogni dettaglio. Restano però alcuni dossier considerati ancora incompleti, che dovranno essere rivisti e corretti prima di poter ricevere anche loro il numero di registrazione. Tra questi dossier ce ne sono alcuni che hanno dovuto affrontare “circostanze eccezionali”, previste dal REACH, e che quindi hanno avuto una dilazione. Però la soddisfazione dell’ECHA è nel fatto che, rispetto ai fascicoli incompleti da rivalutare, sono molto di più quelli invece che sono stati compilati correttamente. Solo un esiguo 1% è stato respinto addirittura. Le sostanze che al momento restano “scoperte” sono circa 406. Tutti questi dati si trovano on line sul sito dell’agenzia ECHA. Bisogna considerare però come un discorso a parte i dossier giunti dopo il 31 maggio, e quelli che forse ancora non sono neppure stati inviati. Per chiunque non si è messo ancora in regola viene fatto divieto di fabbricare, esportare o importare la sostanza priva di fascicolo e quindi di numero di registrazione. Impossibile in questo caso fare una stima numerica: all’ECHA giungono ancora settimanalmente 400 dossier, per una media di 150 sostanze. Non si tratta solo di chi ha superato la data di scadenza, ma anche di nuove imprese che hanno iniziato solo adesso la loro attività. La questione dovrebbe essere regolata, secondo le scadenze fissate nella roadmap, entro il mese di novembre 2018, quando verranno aggiornate le registrazioni e si farà il punto della situazione. A partire dall’anno prossimo cominceranno i controlli puntuali per verificare il rispetto del REACH in ogni sua norma. Il lavoro dell’ECHA è dunque ben lungi dall’essere concluso, ma lo scoglio maggiore, quello dei dossier, pare essere ormai in fase di risoluzione. Una volta che tutte le sostanze chimiche saranno state opportunamente schedate si avrà un quadro più chiaro di ciò che accade all’interno della comunità europea e quindi un maggiore controllo su eventuali rischi o criticità. Il numero di dossier già dotati di numero di registrazione è indice di un’ampia partecipazione da parte di tutti gli attori dell’ambito delle sostanze chimiche alla corretta entrata in vigore del REACH.