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Decisione della Corte di Giustizia in merito al REACH

Il REACH è il nuovo regolamento europeo che cerca di unificare le leggi e regole esistenti a livello locale in merito alla classificazione, catalogazione, movimentazione e utilizzo delle sostanze chimiche. La finalità ultima consiste nel garantire la massima sicurezza a tutti coloro che, a qualunque titolo, entrino in contatto con suddette sostanze.

Tra quando il REACH è stato redatto e la sua effettiva e definitiva entrata in vigore si sono verificati diversi contenziosi, la cui risoluzione è stata utile per definire ulteriori linee guida. Ad esempio, con la sentenza della Corte di Giustizia C-324/15 P si è chiarito il modo in cui debbano essere identificati i sensibilizzanti delle vie respiratorie. Era successo infatti che in due sentenze del Tribunale dell’Unione Europea fossero stati respinti dei ricorsi contro l’ECHA. L’ECHA (Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche) aveva infatti incluso alcuni sensibilizzanti delle vie respiratorie (l'anidride cicloesan-1,2-dicarbossilica, l'anidride cis-cicloesan-1,2–dicarbossilica, l'anidride trans-cicloesan-1,2-dicarbossilica, l'anidride esaidrometilftalica, l'anidride esaidro-4-metilftalica, l'anidride esaidro-1-metilftalica e l'anidride esaidro-3-metilftalica), nell'elenco delle sostanze rispondenti ai criteri di cui all'articolo 57, lettera f, del regolamento REACH. Due aziende hanno chiesto l’annullamento di tali sentenze presso la Corte di Giustizia. Il citato articolo 57 del REACH riguarda il riconoscimento delle sostante dette “estremamente problematiche”; le aziende che hanno fatto ricorso obiettavano il fatto che per essere dichiarate tali le sostanze sopra citate avrebbero dovuto essere sottoposte ad una valutazione dei rischi. Viceversa il Tribunale aveva affermato che era sufficiente una valutazione dei pericoli legati alle proprietà intrinseche delle sostanze. La Corte di Giustizia è quindi stata chiamata a decidere chi avesse avuto ragione: il Tribunale, nel ritenere sufficiente una valutazione più superficiale, o i facenti ricorso, che richiedevano una valutazione più approfondita. La Corte di Giustizia ha osservato come, andando ad analizzare il sistema che il REACH prevede affinchè venga data l’autorizzazione all’utilizzo di una sostanza chimica, siano previsti tre passaggi. I tre passaggi sono i seguenti: il primo prevede l’individuazione delle sostanze estremamente problematiche ai sensi dell'articolo 57 del regolamento REACH; il secondo della procedura include tali sostanze nell’allegato XIV; il terzo è la vera e propria concessione dell'autorizzazione. Qualora manchi questa autorizzazione la sostanza in oggetto non può in alcun modo essere commercializzata o usata o fatta circolare all’interno dell’Unione Europea. Il passaggio relativo alla valutazione dei rischi deve quindi essere osservato solo in un caso, cioè quando si richiedono le autorizzazioni. Questo dunque avvalora la tesi già sostenuta dal Tribunale; in caso contrario infatti, se già nella fase di identificazione si dovesse procedere anche ad una valutazione dei rischi, accadrebbe che molte sostanze potenzialmente pericolose potrebbero sfuggire agli altri controlli previsti. Sostanzialmente tutto questo inficerebbe quindi uno degli scopi principali che hanno condotto alla emanazione del REACH, ovvero la volontà di individuare il grado di pericolosità specifica di ogni sostanza in modo tale, laddove possibile, di sostituire una sostanza maggiormente pericolosa con un’altra meno pericolosa. Quindi, nello specifico del contenzioso che è stato sollevato, la Corte di Giustizia si è quindi detta concorde con la decisione presa dal Tribunale dell’Unione Europea, in quanto non contrastante con le finalità ultime del REACH nel suo complesso, e con quelle previste nello specifico all’interno del suo articolo 57. Grazie a questa, e ad altre determine, la normativa contenuta nel REACH assume contorni sempre più chiari e rende quindi più facile per tutti gli enti coinvolti capire quali azioni svolgere per adeguarvisi entro i tempi previsti.