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ECHA alla ricerca delle sostanze orfane

Mentre si avvicina sempre di più la data ultima utile per le aziende al fine di mettersi in regola con la nuova normativa REACH in merito alla classificazione delle sostanze chimiche, l’ente europeo che si occupa di questa materia, l’ECHA, sta sollecitando tutti i vari attori interessati a cercare di dare un’identificazione a quelle sostanze che vengono definite “orfane”, vale a dire che ancora non sono state registrate.

Geert Dancet, direttore esecutivo dell’ECHA, in un’intervista al portale web specializzato “Chemical Watch” ha affermato che l’agenzia è consapevole del fatto che vi sono settori in cui c’è maggior rischio che alcune sostanze restino senza registrazione. Ad esempio ci si sta molto impegnando per quel che riguarda gli oli essenziali e le essenze profumate che vengono usate nell’industria cosmetica. Infatti si tratta di sostanze di cui le grandi industrie hanno bisogno, ma nessuna delle aziende produttrici dice con chiarezza chi le debba registrare, o quando questo debba accadere. Per questo motivo si sta cercando di sensibilizzare tutti i partecipanti alla filiera produttiva, anche quelli che vengono definiti “downstream users”, vale a dire i fruitori finali, affinchè ogni sostanza venga regolarmente registrata in base a quanto richiesto dalla normativa REACH. Bert Handels, program manager del REACH presso l’azienda produttrice di resine Aliancys, ha detto che ci sono stati dei casi in cui la sua compagnia si è presentata come dichiarante per la registrazione di una sostanza, ma solo nel momento in cui questo presentasse anche un vantaggio economico. Secondo Andreas Teuschen, direttore del gruppo Flint, invece, il problema sta proprio nel modo in cui è strutturata la procedura di registrazione, che spinge le aziende ad evitare si seguirla per via di un eccessivo frammentarsi delle varie competenze. Per questo motivo la sua compagnia ha deciso di chiedere a tutti i suoi partner commerciali di specificare a quale stadio della procedura della registrazione si trovino in vista della scadenza del 2018, e pare che questo approccio sia stato adottato anche da altre aziende. L’attuale stato delle cose non appare però sufficientemente soddisfacente per l’ECHA: si avverte soprattutto la necessità di organizzare in modo razionale i SIEF. I SIEF (Substances Information Exchange Forum) sono lo strumento che serve alla condivisione ed alla trasmissione comune dei dati (joint submission) da parte di importatori e fabbricanti di una stessa sostanza. Il punto è che molte aziende producono un quantitativo tale di sostanze chimiche per cui devono decidere fino a che punto sia conveniente procedere con la loro registrazione, visto che nel REACH si parla di volumi che vanno da una a 10 tonnellate. Quindi la comunicazione che appare più difficile è quella che dovrebbe instaurarsi tra l’ECHA e le piccole e medie imprese, che non possono essere contattate attraverso i canali tradizionalmente usati dall’agenzia europea. Resta l’improrogabile termine del 2018, in vista del quale l’ECHA si sta mobilitando per portare avanti delle interviste che possano servire ad avere un quadro più chiaro della situazione nel complesso, e possano soprattutto aiutare tutti gli enti coinvolti a portare a termine le pratiche richieste. Nel frattempo l’ECHA ha reso nota un’altra importante decisione: infatti si è stabilito che a partire dal mese di maggio 2016, e più esattamente dal giorno 31, non verranno più fatti aggiornamenti alle guide già pubblicate. Questo servirà a garantire due anni di stabilità in cui le aziende non dovranno fare altro che attenersi a quanto già scritto, che non verrà più modificato.