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I nuovi obiettivi REACH; i primi risultati

Ormai a ridosso dall’effettiva entrata in vigore del regolamento REACH, i suoi primi effetti iniziano a farsi sentire anche nel nostro Paese. Infatti, proprio in risposta alle normative contenute nel regolamento europeo, in Italia è stato redatto il Piano nazionale delle attività di controllo sui prodotti chimici relativo all’anno 2018.

Sono cioè state recepite alcune delle principali linee guida del REACH al fine di monitorare con maggiore attenzione tre specifiche categorie di sostanze chimiche. La prima categoria è quella delle sostanze cancerogene, mutagene o sensibilizzanti, come individuate dall’articolo 59 del suddetto REACH e nell’allegato XVII. La seconda concerne tutte quelle sostanze che sono presenti in prodotti destinati al consumatore finale, dando una particolare attenzione a quelle categorie che si possono considerare più “fragili”, come le donne incinta e i bambini. Infine, la terza categoria di attenzione individuata nel piano nazionale è quella delle sostanze che vengono impiegate nei processi industriali più diffusi nel Paese. Queste tre categorie sono da tenere “sotto controllo”: ciò vuol dire che si deve certificare l’osservanza di tutti gli obblighi previsti dal REACH, quali la registrazione e pre-registrazione. Questa non è l’unica misura presente nel Piano: si specifica anche che una priorità è ora la comunicazione tra i vari attori dell’ambito delle sostanze chimiche, nonché si fa obbligo di redigere la relazione sulla sicurezza chimica. Le scadenze previste nel Piano nazionale sono il 31 giugno 2018 per le Regioni, termine entro il quale gli enti locali dovranno aver completato il rapporto di controllo relativamente alle misure fissate; il 31 gennaio 2019 andrà inoltrato un secondo rapporto, e infine un terzo il 31 marzo 2019. Queste sono dunque le prime, immediate novità che in ambito italiano l’introduzione del REACH ha apportato; in ambito europeo l’ECHA, l’agenzia europea che è incaricata di sorvegliare sulle sostanze chimiche e che è stata incaricata di redigere il REACH (e ora dovrà monitorarne la corretta applicazione), non resta con le mani in mano. Il maggio 2018 non è che la data di inizio di un nuovo piano quinquennale, che si protrarrà fino al 2023 e che prevede già dei punti molto precisi. Per l’arco di tempo compreso tra il 2019 e il 2023, infatti, è stato già redatto un nuovo piano programmatico che vede in cima alle sue priorità la velocizzazione del processo di identificazione delle sostanze chimiche e della raccolta di dati loro relativi. Tra i prossimi obiettivi dell’Echa c’è inoltre la volontà di ridurre le lacune presenti nei dati fin qui raccolti; si intende accelerare il lavoro per identificare i rischi derivanti dalle sostanze chimiche pericolose, si stimoleranno risposte più rapide da parte dell'industria e verranno avviate azioni regolatorie di comune accordo con le autorità nazionali e la Commissione Europea. Le registrazioni delle sostanze chimiche che circolano all’interno della Comunità Europea sarebbero dovute arrivare all’ECHA entro il termine del 31 marzo, ma questo non è avvenuto, non nella misura che si prevedeva e desiderava. Per questo sarà compito dell’ECHA sollecitare i registranti a completare il lavoro, in modo da avere al più presto il quadro complessivo. Ci sono anche altre due priorità che l’ECHA si prefigge di ottemperare nei prossimi anni: promuovere l’uso sicuro delle sostanze chimiche da parte dell'industria e dare vita ad una gestione sostenibile delle sostanze chimiche, mediante l'applicazione della legislazione dell'UE. Insomma, il lavoro del REACH non è che appena cominciato.