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I passi in avanti verso il Reach

Il nuovo regolamento europeo in merito alle sostanze chimiche, adottato anche in Italia, si avvia ormai decisamente verso la sua data di ufficiale entrata in vigore, che sarà a maggio di quest’anno, ma già comincia a dare i suoi frutti. Lo scopo del Reach, della cui compilazione e soprattutto della cui messa in atto si sta occupando l’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche, l’Echa, ha come scopo quello di rendere sempre più sicura la circolazione e la manipolazione di quelle sostanze di cui ormai non possiamo più fare a meno nel settore produttivo, e anche nella vita di tutti i giorni, ma che restano pur sempre potenzialmente pericolose.

A tale scopo sono state redatte le cosiddette SdS (Schede di Sicurezza), dei dossier dettagliati sulle singole sostanze chimiche schedate. In ognuno di questi dossier sono riportati i possibili rischi e le modalità di impiego. Particolare attenzione, fin dalle prime mosse del Reach, l’Echa ha avuto nei confronti di quelli che vengono definiti “utilizzatori a valle”. Con questa denominazione si indicano le aziende e i lavoratori che non si occupano in modo specifico e diretto di sostanze chimiche, ma che usano tali sostanze per la propria attività: si pensi ad esempio ai produttori di carta o di gomma, che utilizzano nel processo produttivo solventi o vernici. Per i responsabili dell’Echa sono questi i soggetti maggiormente esposti a rischio, e per questo in questi mesi è stato messo a punto un nuovo progetto pilota di cui è protagonista l’Italia, e più specificatamente l’Inail. A partire dal 19 febbraio 2018 è stato pubblicato on line un questionario rivolto agli utilizzatori a valle. Nel questionario si pongono delle domande volte a verificare quanto effettivamente gli utenti siano in grado di capire e utilizzare le informazioni contenute nelle schede di sicurezza. Le aziende avranno tempo fino al 20 aprile per rispondere al questionario e per iscriversi all’indagine. In tutto dovranno rispondere a 24 quesiti che riguardano 4 diverse aree tematiche. Questo, come detto, intende essere un progetto pilota che, se avrà un buon riscontro, potrebbe essere ripetuto in altri dei Paesi interessati dall’entrata in vigore del Reach. Nel frattempo l’Echa è stata chiamata in causa anche per dirimere un’altra questione, questa volta relativa ad una sostanza ben specifica per cui non è stato chiesto l’intervento dell’Efsa (Autorità Europea per la sicurezza alimentare). La competenza poteva essere in dubbio in quanto la sostanza di cui si parla è la calciocianamide, la quale è un fertilizzante. Non trattandosi però di un agrofarmaco, la decisione circa la sua pericolosità spetta all’Echa, la quale si è pronunciata contro l’utilizzo della calciocianamide soprattutto per via della sua componente principale, la cianamide, un biocida che potrebbe avere gravi ripercussioni sulla salute umana. La Commissione UE ha dunque incaricato l’Agenzia di depositare un dossier circa la pericolosità della sostanza, cosa che verrà fatta entro il gennaio del 2019 in base a quanto annunciato. In seguito ci saranno sei mesi di tempo per fare tutte le osservazioni in merito; a seguire saranno due enti a dover valutare il dossier, ovvero il Rac (Risk Assessment Committee, comitato per la valutazione del rischio) che avrà nove mesi di tempo, e il Seac (Socio-Economic-Analysis Committee, Comitato per l’analisi socio-economica), che ne avrà dodici. Entro il 2020 dunque tornerà alla Commissione Europea il compito di decidere l’opportunità o meno di emanare un emendamento al Reach in merito alla calciocianamide.