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I primi controlli sul REACH dopo la sua entrata in vigore: la situazione in Italia

Il 31 maggio 2018 si è formalmente chiusa la prima fase dell’attuazione del REACH, il nuovo regolamento europeo che norma la movimentazione e l’utilizzo delle sostanze chimiche potenzialmente pericolose. In questa data sono state chiuse le pre-iscrizioni che si sono svolte per tutto l’anno 2017 da parte delle aziende coinvolte dal regolamento, a cui è stato fatto obbligo di registrare le sostanze chimiche da loro utilizzate testandone la pericolosità per l’ambiente e per l’uomo.

Questi sono i dati raccolti nella prima settimana di settembre 2018 per quel che concerne l’Italia (il regolamento è valido per tutti i Paesi della Comunità Europea). Il Ministero della Salute ha reso noto il rendiconto delle attività svolte l’anno passato nella varie regioni e Province italiane relativamente sia agli obblighi espressi nel REACH (Registration, Evaluation, Authorisation and Restriction of Chemicals) che a quelli previsti nel CLP (il regolamento sulla classificazione, l'etichettatura e l'imballaggio). Le imprese controllate sono state 480, e i controlli sono stati svolti da laboratori e uffici di sanità dei vari enti locali. Alcuni erano soltanto dei controlli di routine, altri (poco meno di 200) sono invece stati stimolati da segnalazioni di inadempienze. Le sostanze in oggetto erano oltre 1500, sulle quali sono state verificate circa 100 infrazioni di vario genere. La maggior parte riguardavano la violazione degli obblighi di informazione o di classificazione ed etichettatura. Procedimenti penali si sono resi necessari solo in una piccolissima percentuale dei casi, mentre nella maggior parte dei casi si è proceduto alla contestazione per illeciti amministrativi. Il lato positivo è che si è fatto registrare un netto anche se graduale aumento dei controlli, effetto questo di una maggiore organizzazione e di una sempre maggiore e più matura consapevolezza circa le necessità da adempiere per ottemperare alle norme del REACH. Ancora, però, si può (e si deve) migliorare. A tale scopo si prevede già si incrementare l’attività di coordinamento tra le varie forze che si devono occupare dei controlli su REACH e CLP. Per questo è stato creato un gruppo di lavoro denominato “Supporto alle attività di enforcement armonizzate”. Per quanto riguarda gli enti locali, alle Regioni si raccomanda di collaborare il più possibile con l’Autorità Competente Nazionale (ACN) REACH-CLP al fine di garantire un flusso di informazioni costanti e aggiornate. Lo scopo ultimo è quello di riuscire a gestire il rischio connesso all’uso di materiali chimici, dei quali comunque l’attuale mercato delle industrie non può fare a meno, nel modo più efficace possibile. Alle imprese si chiede una sempre maggiore attenzione al rispetto della nuova normativa, che da maggio è entrata ufficialmente in vigore: sono soprattutto le numerose lacune presenti nei fascicoli volti a certificare le varie sostanze a preoccupare gli enti preposti al controllo. Un certo lassismo è purtroppo da mettere in conto in casi del genere, e riuscire ad adeguarsi a tutte le misure previste dal REACH non è facile. Però è anche vero che alle imprese è stato dato molto tempo per adeguarsi, e anche molti strumenti ufficiali che sono serviti a rendere il più chiaro possibile le modalità di svolgimento delle varie operazioni richieste. Ad oggi ciò che sembra richiedere l’attenzione più alta è la notifica all’Archivio Preparati Pericolosi dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità) che è necessaria per avere una pronta soluzione a problemi che si possono riscontrare relativamente all’errato utilizzo di una sostanza chimica di comune diffusione. La macchina operativa che vuole rendere efficace il REACH è dunque in piena attività, con i primi risultati che appaiono già visibili.