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Il REACH compie 10 anni: i traguardi raggiunti ad oggi

Anche se di solito non ci pensiamo, noi entriamo a contatto con le sostanze chimiche praticamente ogni giorno. Dai vestiti che indossiamo ai prodotti che usiamo, non c’è nulla che non abbia al suo interno, in misura minore o maggiore, una percentuale di sostanze chimiche che potenzialmente potrebbero provocare dei danni alla salute a seguito di un contatto prolungato. Chi si preoccupa di verificare se è davvero così?

In Europa c’è un disciplinare che si è prefisso l’obiettivo di fare una completa disamina delle sostanze chimiche che ci sono in circolazione, dando la responsabilità di determinarne l’eventuale pericolosità per la salute umana alle industrie che le producono ed adoperano. Si tratta del REACH (Regulation on registration, evaluation, authorisation and restriction of chemicals), la nuova legge quadro emanata dagli organismi europei che è andata a sostituire e perfezionare la precedente, che risaliva ormai agli anni ‘60 e ‘70. Il REACh è stato emanato nel 2007 ed entro il 2008 le ditte interessate hanno dovuto fare la preregistrazione: il termine ultimo per aderire alle nuove linee guida scade quest’anno a maggio, nel 2018, quando il REACH compirà 10 anni. In questo arco di tempo sono molti i traguardi raggiunti, che oggi ricorda con orgoglio l’ECHA, l’agenzia europea per le sostanze chimiche. Grazie al nuovo regolamento è stato possibile analizzare nel dettaglio tutte le sostanze che circolano nel Vecchio Continente, per bandire quelle più pericolose, trovando degli adeguati sostituti, e dare le direttive circa il modo migliore per usarle senza subire conseguenze. Il REACH è diventato un modello in tutto il mondo, dove ad oggi non esiste una normativa altrettanto completa e puntuale. Come ha ricordato la commissaria Ue al mercato interno e l’industria, Elżbieta Bieńkowska, questo offre un vantaggio anche dal punto di vista della concorrenza di mercato, rispetto alla quale la UE parte avvantaggiata con i competitor esteri. In questi dieci anni il REACH ha consentito di individuare molte sostanze che per la loro pericolosità sono state messe al bando: infatti sono state emesse 18 restrizioni per sostanze come nickel, cromo e piombo, e nei confronti del famigerato bisfenolo A, che interferisce con il sistema endocrino umano. Sono stati vietati i composti di nonilfenolo, che possono inquinare fiumi e laghi. Alcune sostanze sono state sostituite con altre, considerate meno pericolose; ci sono 43 sostanze che, per essere impiegate nell’industria, devono avere una previa autorizzazione da parte dell’ECHA. Ci sono buone notizie anche rispetto al modo in cui le sostanze chimiche vengono testate. Nel corso delle indagini necessarie per adeguarsi al REACH l’ECHA ha cercato di trovare alternative alla sperimentazione animale, grazie ad uno stanziamento da parte della Comunità Europea di circa 40 milioni di euro all’anno per sostenere la ricerca di nuovi test utilizzabili. In conclusione, oggi la UE ha a disposizione un database molto vasto che offre uno strumento importante per fornire ai consumatori quelle rassicurazioni di cui hanno bisogno circa la tutela del loro benessere. Ma gli ottimi risultati non sono un punto di arrivo, quanto più un punto di partenza. Di recente, infatti, è stato proposto un riesame del REACH da parte della Commissione Europea, volta soprattutto a snellire e rendere più efficaci le modalità di compilazione dei dossier che sono i documenti nei quali vengono raccolte tutte le informazioni a disposizione sulle sostanze chimiche. In questo modo il regolamento sarà in grado di svolgere sempre meglio il suo compito, che è quello di garantire la massima trasparenza in questo settore.