Messaggio

Il REACH e i prodotti fitosanitari

La normativa europea è da sempre molto rigorosa e restrittiva riguardo ai prodotti che vengono usati in ambito agricolo come fertilizzanti e antiparassitari. Con l’entrata in vigore del REACH questa normativa diventerà ancora più rigorosa, visto che il nuovo regolamento non riguarda solo alcune sostanze, ma tutti i prodotti di derivazione chimica.

Lo scopo del REACH è infatti quello di classificare nel dettaglio tutte le sostanze chimiche che vengono usate nell’ambito dell’industria per valutare con la maggiore precisione possibile il modo in cui potrebbero risultare nocive a chi le usa o ne fruisce a qualunque titolo. Il motto sotto al quale quindi è nato il REACH è “No Data, No Market”, vale a dire che, se non ci sono sufficienti informazioni circa un prodotto chimico, esso non può venire utilizzato. Ciò significa che adesso c’è in atto un notevole fermento: tutte le aziende che usano sostanze chimiche si devono infatti premurare di farle classificare e di redigere dei fascicoli illustrativi che riportino tutti i risultati dei vari test eseguiti. Si parla di una molte di dati davvero notevole, perché si calcola che in tutto si stia parlando di qualcosa come 30 mila sostanze in tutto. Per semplificare le operazioni quindi l’ECHA, l’ente centrale che a livello europeo si occupa di dirigere l’applicazione del REACH, ha deciso di rendere più snelle le operazioni di identificazione delle materie chimiche, autorizzando test che invece in passato non erano considerati attendibili, almeno non del tutto. Ci si potrebbe chiedere quindi quali risultati si otterrebbero se una stessa sostanza venisse analizzata secondo i criteri riconosciuti dal REACH, o viceversa secondo le metodologie in voga per la classificazione delle sostanze fitoterapiche. Si può fare un esempio andando a considerare il dossier che è stato stilato sulla calciocianamide. La calciocianamide è un fertilizzante molto usato, ma non del tutto scevro da rischi. Già di per sé questa sostanza è pericolosa, perché se ingerita, respirata o messa a contatto con gli occhi può causare dei disturbi. Sottoposta ad idrolisi si trasforma in cianamide, ed è a questo punto che diventa davvero nociva. Infatti, oltre ad essere tossica al contatto con la pelle, la cianamide è anche potenzialmente cancerogena, può causare problemi riproduttivi e al corretto funzionamento della tiroide. La dose che dunque è stata dichiarata ammissibile, in quanto comporta solo una percentuale accettabile di rischio, è di 0,0043 mg/kg bw/d (mg per kg di peso corporeo per giorno). Questo fertilizzante però in genere viene distribuito in quantitativi che oscillano tra i 200 e i 500 chilogrammi per ettaro, che sono superiori di circa 100 volte a quelli invece normalmente usati per altri prodotti fitosanitari. Se quindi si utilizzano i metri di valutazioni usati in ambito fitosanitario, appare evidente come la calciocianamide risulti estremamente pericolosa per tutti, sia per chi la usa per lavoro, sia per chi ne viene a contatto perché abita vicino a campi che vengono trattati con questo fertilizzante, o quando essa viene usata per altri scopi non agricoli. Non sembra invece che sia pericolosa per l’ambiente, in quanto è poco inquinante e soprattutto si disperde rapidamente. Tali dati spiegano perché in Italia la cianamide, che un tempo era consentita, in seguito però è stata ritirata e infine la registrazione del prodotto è stata definitivamente revocata nel 2008. In conclusione, è opportuno che non solo i fitosanitari siano sottoposti a severa regolamentazione, ma tutte le sostanze usate in agricoltura.