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Il REACH e le fibre d’amianto

Il crisotilo è uno dei minerali che appartiene al gruppo dell’amianto, uno dei quelli che in passato è stato maggiormente utilizzato e che ora è stato messo al bando, anche all’interno ella normativa REACH, per via del fatto che si ritiene che possa essere nocivo per la salute umana. Riguardo all’amianto e al crisotilo, però, ci sono state alcune deroghe e variazioni proprio nell’ambito dell’applicazione del REACH, che hanno causato alcune discussioni fino a giungere ad una decisione conclusiva.

Di base, il REACH proibisce l’uso dell’amianto in ogni sua forma a partire dal momento in cui è entrato in vigore; però vi sono alcuni Stati membri che hanno usufruito di deroghe, e questo sposta il termine ultimo per l’eliminazione totale dalla produzione dell’utilizzo del crisotilo al 2025. Ma vediamo la questione nel dettaglio. Nel 2011 è stata concessa una deroga a cinque impianti facenti parte della comunità europea. In seguito, di questi cinque impianti solo due sono rimasti in funzione, rispettivamente in Svezia e in Germania. Nel 2013 la Commissione Europea ha chiesto all’ECHA, Agenzia Europea per le sostanze chimiche, di limitare le deroghe concesse al 2025. La richiesta, e il relativo fascicolo, sono stati passati al vaglio del RAC (Committee for Risk Assessment, Comitato per la valutazione dei Rischi) e del SEAC (Committee for Socio-economic Analysis. Comitato per l’Analisi Socio Economica). Il RAC ha visitato i due stabilimenti, giungendo alla conclusione che nel primo dei due non vi è alcun rischio per la salute dei lavoratori, e che nel secondo il rischio è ridotto al minimo, e può essere facilmente tenuto sotto controllo adottando le adeguate misure di sicurezza. Il RAC quindi si è detto d’accordo alla concessione della proroga. Per quel che concerne il SEAC, ha potuto verificare come la produzione del primo impianto sia avviata verso una completa eliminazione dell’amianto residuo entro il 2025, e che accelerare in modo forzoso il processo porterebbe ad ingenti perdite economiche e soprattutto renderebbe necessari numerosi licenziamenti. Nel secondo stabilimento entro il 2017 già verrà cessata l’importazione di crisotilo. Quindi anche il SEAC ha rilasciato il suo parere positivo. La possibile proroga dell’uso dell’amianto è stata d’altro canto decisa in sede di Commissione Europea con la decisione 732 del 2013, quando si è stabilito come termine ultimo per l’eliminazione alla filiera di produzione dell’amianto il 2017, in quanto l’amianto non è annoverato tra le BAT (Best Available Techiques). Allo stesso tempo però si è anche deciso che tale termine non è improrogabile, purchè il suo procrastinarsi sia fissato ad un’ulteriore data ben definita, da rispettarsi con impegno legale. Ogni impianto che beneficia di tale proroga assume anche l’impegno di stilare ogni anno una relazione relativa all’uso del crisotilo che è stato fatto e soprattutto al suo corretto smaltimento. Tale relazione deve essere inviata allo Stato di appartenenza entro il mese di gennaio dell’anno successivo a quello considerato, e poi è cura dello Stato Membro inviarne comunicazione alla Commissione Europea. Può anche capitare che lo Stato stesso chieda delle verifiche in merito alla dispersione nell’ambiente e nell’aria di fibre di crisotilo. I risultati di tali verifiche devono essere inclusi all’interno della relazione da inoltrare alla Commissione Europea. In questo modo si cerca di non danneggiare le imprese che devono adeguarsi alle nuove norme REACH, dando loro il tempo di prendere tutte le misure più adeguate.