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Il REACH, i nanomateriali, l’impatto sule PMI

I materiali chimici ormai fanno parte della nostra vita, e ormai da tempo. Sono praticamente in ogni cosa che ci circonda, a volte entriamo in contatto con loro, altre volte ci lavoriamo addirittura sopra. Sappiamo davvero quali rischi corriamo? Ci sono materiali la cui eventuale pericolosità per l’uomo e per l’ambiente è ormai nota da tempo, ma altri che nemmeno sappiamo di usare e di cui non consociamo praticamente nulla.

Per far fronte a questa problematica a livello normativo, per cercare anche di uniformare le varie leggi nazionali che si sono susseguite nel corso degli anni senza organicità, perdendo quindi gran parte della loro efficacia, a partire dal 2007 è entrata in vigore una nuova normativa comunitaria che si chiama REACH. Del REACH, acronimo che sta per Registrazione, Valutazione, Autorizzazione e Restrizione delle sostanze chimiche, si è tornato a parlare il giorno 12 ottobre 2017 a Roma, presso il CNR Insean, nell’ambito del Convegno di Labozeta Spa. Questo perché, per quanto, come detto, la normativa sia in vigore dal 2007, in questi anni si è svolta soprattutto una lunga e accurata campagna preparatoria per consentire a tutte le realtà produttive che saranno interessate dai suoi effetti di mettersi in regola, di recepire le nuove direttive e quindi di non farsi cogliere impreparate. La vera scadenza, infatti, deve ancora arrivare, ed è fissata al maggio del 2018. A partire da quella data anche tutte le piccole e medie imprese, quelle che commercializzano o movimentano materie chimiche per quantitativi inferiori o pari alle 100 tonnellate l’anno, dovranno adeguarsi al REACH. Il pericolo concreto che si corre, come ha ricordato l’ingegner Pietro Paris, il quale ha il compito per l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) di coordinare l’adeguamento italiano al REACH, in collaborazione con l’ente europeo ECHA, è che molte PMI non possano continuare ad adoperare modalità magari consolidate nel corso del tempo poiché non hanno provveduto a regolarizzare il loto utilizzo di sostanze chimiche, oggi dichiarate pericolose nell’ambito del REACH. Sono numerosi gli enti nazionali che si adopereranno per fare in modo che la nuova normativa venga compresa, recepita e messa in pratica: in primis tale compito è a carico del Ministero della Salute, a cui si affiancano le Regioni e le Province autonome, gli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera (USMAF), i Nuclei antisofisticazioni e sanità dell'Arma dei Carabinieri (NAS) e l’Agenzia delle dogane. Nel frattempo, anche la normativa stessa ha continuato a subire modifiche e aggiustamenti nel corso di questi anni. Una delle ultime questioni che è stata sollevata riguarda i nanomateriali. I nanomateriali sono a loro volta sostanze chimiche, anche se di dimensioni molto piccole che rientrano nell’ordine dei nanometri. Sono fatti di nanomateriali, ad esempio, i nanotubi in carbonio, e altri prodotti che ormai trovano ampissima diffusione in diversi settori, da quello medico, a quello tessile, a quello cosmetico, perfino addirittura quello alimentare. È dunque molto importante classificare anche i nanomateriali sulla base delle nuove norme dettate dal REACH, visto che fino a questo momento nel regolamento non esiste alcuna prescrizione specifica in materia. Nel Bollettino di informazione “Sostanze chimiche – ambiente e salute” del mese di ottobre 2017 si è dunque toccato questo argomento, riprendendo le precedenti normative sui nanomateriali e sollecitando da parte dell’ECHA una più specifica trattazione in ambito REACH.