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Intervista a Celsino Govoni e Augusto di Bastiano

Celsino Govoni lavora presso il Dipartimento Sanità Pubblica della AUSL di Modena ed è stato uno dei principali promotori dell’applicazione della normativa europea REACH in Italia. Difatti è stato relatore in due importanti convegni, “REACH 2016. TU2016, REACH e CLP.

L’applicazione dei Regolamenti REACH e CLP e le novità nella gestione del rischio chimico nei luoghi di vita e di lavoro” e “REACH edilizia. L’applicazione dei Regolamenti REACH e CLP nell’ambiente da costruire e nell’ambiente costruito”. Insieme a lui, nel secondo convegno relativo all’edilizia, ha relazionato anche Augusto di Bastiano, il quale è funzionario dell’ECHA, l’ente europeo che si occupa di sostanze chimiche e della relativa normativa. Entrambe sono stati intervistati circa alcuni punti che riguardano soprattutto l’attuale stato delle cose circa l’adesione delle ditte alle due normative che entreranno in vigore nel corso dei prossimi mesi: il regolamento REACH (CE n. 1907/2006) che riguarda la registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche, e il CLP (CE n. 1272/2008) relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio delle sostanze e delle miscele. Sono stati toccati diversi argomenti, primo tra i quali l’impatto che REACH e CLP, nell’esperienza dei due intervistati, hanno avuto sul funzionamento delle aziende negli anni passati. Infatti, anche se le normative verranno attuate pienamente solo in futuro, esse sono già in fase di avviamento rispettivamente da dieci e otto anni. Questi tempi sono necessari per dare tempo ai vari enti interessati di mettere in atto tutte le varie disposizioni previste dai regolamenti, che sono numerose e spesso anche molto lunghe. Govoni precisa il fatto che i regolamenti europei circa le sostanze chimiche hanno natura prettamente pratica, vale a dire che sono normative di prodotto. Essi elencano le sostanze nocive, ne spiegano il grado di pericolosità e le modalità di movimentazione e manipolazione in base alle loro caratteristiche, ma questo non significa che un datore di lavoro sia tenuto ad applicare tutto ciò che contengono nei confronti dei suoi dipendenti. Questo infatti ha relazione con un’altra norma che è nazionale ed è il Decreto Legislativo 81/2008. Sta al datore di lavoro cioè decidere se adottare o meno una sostanza il cui grado di pericolosità è stato rilevato dal REACH; quindi è al momento ancora difficile dire se l’introduzione di questa normativa abbia portato ad un reale aumento della tutela dei lavoratori. Govoni aggiunge poi che non tutte le aziende avevano ancora realizzato per intero gli adempimenti del CPL alla scadenza prevista, che era il giugno 2015, ma questo era prevedibile vista la loro mole e la complessità di certe operazioni. Quello che di positivo si può rilevare però, aggiunge, è che comunque c’è una grande volontà di procedere ad una piena ottemperanza alle norme decise in ambito europeo. Riferendosi poi alla sua specifica realtà, quella della AUSL di Modena che definisce molto evoluta e all’avanguardia, dice purtroppo di aver dovuto verificare come spesso le schede di sicurezza siano state compilate in modo insufficiente o errato. Questo porta ad una loro inefficacia, ed è uno degli aspetti che dovranno essere rettificati nel minor tempo possibile. Augusto di Bastiano, dal canto suo, pone l’accento su un aspetto molto importante del processo di identificazione delle sostanze chimiche, e sono le consultazioni pubbliche. Tutti gli enti interessati possono partecipare a tali consultazioni, che spesso vanno avanti anche per mesi, per esprimere le proprie perplessità o avanzare i propri suggerimenti. Inoltre, termina, è stata creata una rete di supporti per gli utilizzatori finali, chiamata CSA Programme 2.1, che servirà ad aiutarli a chiarire ogni aspetto del REACH.