Messaggio

Ipotesi Echa per la creazione di un database delle SVHC

Recentemente sono state sollevate delle perplessità circa la convenienza della creazione di una banca dati delle sostanze definite SVHC (Substances of Very High Concern). Tale operazione, secondo le aziende che operano nel settore automobilistico, aerospaziale e dei rifiuti, potrebbe essere inutilmente gravoso e non apportare alcun oggettivo beneficio. La creazione di questo database è stata ipotizzata nel mese di luglio, all’interno di una più ampia riflessione sul tema dello smaltimento dei rifiuti.

Nello specifico la proposta avanzata suggerisce che le aziende che producono o importano articoli contenenti le suddette sostanze debbano presentare dei dossier informativi su tali articoli, a partire dal 5 gennaio 2021. L’obiettivo che si intende perseguire consiste nel rendere più efficace la comunicazione fra i vari attori della filiera delle sostanze chimiche e aiutare dunque l’economia circolare all’interno dell’Unione Europea, grazie ad un corretto smaltimento e riciclaggio dei rifiuti chimici. Rispetto a quali informazioni sarà necessario fornire per rendere attivo questo database, l’Echa ha parlato della necessità di inserire degli identificatori univoci e altri dettagli, come ad esempio i limiti di concentrazione delle SVHC. Se si riuscisse a creare questa banca dati, ha detto Steve George, presidente del gruppo di lavoro REACH, si potrebbe raggiungere più facilmente la conformità nei vari settori. Dall’altro lato, però, i rappresentati delle aziende che si troverebbero coinvolte nella creazione del database obiettano che la necessità di individuare degli identificatori univoci potrebbe portare addirittura alla necessità di cambiare le modalità produttive. Questo è il dubbio che ha sollevato Timo Unger, responsabile per l’ambiente di Hyundai. Parlando nello specifico della realtà della sua azienda, che produce macchine, dice che nella produzione vengono usati milioni di articoli, e che per gestire la mole di informazioni eventualmente richiesta potrebbe rendersi necessaria la riprogettazione di tutti i sistemi finora adottati. I costi di tale operazione, naturalmente, non sarebbero sostenibili e si aggirerebbero nella dimensione di miliardi di euro. Inoltre Unger dubita che sia possibile fare un’azione omogenea per tante tipologie diverse di attività produttive. Ad avanzare ulteriori perplessità è stata anche l’associazione europea del settore del riciclaggio (EuRIC), che a sua volta sostiene che la mole di dati che bisognerebbe mettere insieme sarebbe assolutamente ingestibile. Per chi lavora nel settore del trattamento dei rifiuti si potrebbe trarre un vantaggio dalla creazione di un database sulle SVHC solo qualora tali dati fossero facilmente accessibili. Infatti se una sostanza è identificata come SVHC ed è presente in un articolo già presente sul mercato, gli operatori nel settore dei rifiuti non potrebbero ottenere alcuna informazione su di essa. EuRIC quindi non si dice totalmente e assolutamente contrario, ma anzi pensa che l’idea di una banca dati sia positiva in quanto potrebbe contribuire a centralizzare le informazioni e a migliorare la tracciabilità delle sostanze nei flussi di rifiuti. Di conseguenza aiuterebbe a migliorare la sicurezza dei lavoratori. L’ultima parola in merito si avrà a seguito del workshop che si è svolto tra il 22 e il 23 ottobre ad Helsinki. In questa sede sono stati invitati tutti gli enti interessati in varia misura e a vario titolo nella creazione del database. A loro è stata sottoposta la bozza realizzata dall’Echa per decidere insieme i passi successivi da eseguire eventualmente. Quindi l’Echa e gli Stati Membri prenderanno atto delle decisioni e agiranno di conseguenza.