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Linee guida Echa per la limitazione dell’uso di microplastiche

Un anno dopo le richieste avanzate dalla Commissione Europea Echa ha pubblicato la sua proposta di restrizione nell’uso delle microplastiche. Il documento contenente le linee guida previste è stato pubblicato il 30 Gennaio 2019 e suggerisce misure da adottare soprattutto rispetto all’etichettatura. Ricapitoliamo i punti salienti di questa storia: nel 2018 la Commissione Europea ha chiesto all'Agenzia di preparare un dossier di restrizione, alla luce di quanto esposto nell’allegato XV del regolamento REACH.

In questo allegato si parla dell’impiego di particelle microplastiche intenzionalmente aggiunte in molti prodotti di consumo e di uso professionale. La richiesta si inserisce all’interno della strategia globale messa in atto sulle materie plastiche dall’Unione Europea, che ha lo scopo di ridurre l’uso di microplastiche, che sono quelle che hanno diametro inferiore a 5 mm. La restrizione proposta si esplica in tre tipi di azione. La prima misura da adottare riguarda una diminuzione dell’immissione sul mercato delle microplastiche, sia sole che in miscela, qualora il loro uso comporti una liberazione nell'ambiente. Viene inoltre imposto l’obbligo di etichettatura nei casi in cui si potrebbero verificare dispersione nell’ambiente di residui non adeguatamente smaltiti. La terza misura prevede un continuo monitoraggio per migliorare la qualità delle informazioni disponibili al fine di valutare potenziali rischi futuri. L’Echa ha fatto sapere che le microplastiche che vengono aggiunte intenzionalmente hanno maggiori probabilità di accumularsi nell’ambiente, perché le particelle si concentrano nei fanghi di depurazione che poi vengono usati come fertilizzanti. Una parte di tali residui viene rilasciata anche in acqua. Non si deve trascurare il fatto che le microplastiche, se disperse nell'ambiente, impiegano migliaia di anni per dissolversi e sono impossibili da rimuovere. L’impatto in termini di danni all’ecosistema globale, specie se si considera un lungo arco di tempo, non è al giorno d’oggi calcolabile. Ciononostante si può prevedere quale sarebbe il risultato dell’applicazione delle restrizioni previste: si potrebbero ridurre le emissioni di microplastiche di circa 400.000 tonnellate in 20 anni. Il campo di applicazione delle restrizioni previste dall’Echa copre un’ampia gamma di prodotti di consumo. Echa ha anche previsto disposizioni transitorie per alcuni settori. Le aziende che producono detergenti, cere e lucidanti contenenti microplastiche, diverse dalle microsfere, avranno cinque anni di tempo per sostituirle. Sono però esclusi dal provvedimento i prodotti che utilizzano microsfere, in quanto dovrebbero sparire del tutto entro il 2020. Lo stesso dicasi di alcuni prodotti cosmetici con funzione esfoliante o di pulizia, che dovrebbero essere ritirati in modo graduale e volontario. Saranno invece prese misure diverse per altri prodotti cosmetici, con periodi di transizione variabili da quattro a sei anni. Altri prodotti coinvolti sono quelli utilizzati in dispositivi medico-diagnostici, nell'industria petrolifera e del gas. “Rethink Plastics”, un’associazione formata da diverse Ong, ha accolto favorevolmente la proposta dell’Echa ritenendo che descriva un significativo passo in avanti, ma ha sottolineato come siano previsti anche quelli che vengono definiti “ritardi inutili” per la maggior parte dei settori industriali. Secondo Elise Vitali, esponente dell'European Environmental Bureau che fa parte di “Rethink Plastics”, il problema della microplastica è alimentato da imprese che compiono scelte irresponsabili. Quindi si attende con ansia che venga completato il processo di approvazione delle proposte di restrizione Echa. L’iter prosegue con il controllo di conformità di marzo. Se il controllo avrà esito positivo si passerà alla consultazione pubblica sul dossier, a cui seguiranno le deliberazioni basate su pareri scientifici. Il tutto dovrebbe avvenire entro e non oltre il 2020. Nel frattempo si sono già alcuni Stati dell'UE che stanno introducendo divieti sull'uso di microplastiche come la Danimarca, la Francia, la Svezia e l’Italia stessa.