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Lo stato delle cose relativamente al CPL e al REACH

Nel 2018, l’anno prossimo, scadrà infine il termine ultimo per tutti i soggetti interessati per mettersi definitivamente in regola con gli adempimenti previsti all’interno del REACH, il nuovo regolamento europeo relativo alle sostanze chimiche, alla loro classificazione e alla loro movimentazione.

Ormai da alcuni anni l’ECHA, ovvero l’organismo europeo che si occupa di sostanze chimiche potenzialmente pericolose, sta seguendo le varie fasi di messa a norma. Il REACH è un corpus molto nutrito di regole e leggi, che è oltretutto affiancato anche da un altro regolamento che si chiama CPL e che nello specifico enumera gli adempimenti da osservare nella redazione delle etichette informative delle sostanze chimiche. Fino a questo momento c’è stata molta tolleranza, anche perché la normativa è fluida e vi sono stati degli aggiustamenti in corso d’opera; ma adesso ci si avvicina alla stretta finale ed è pertanto necessario che le cose comincino ad assumere una forma pressoché definitiva. Nel mese di dicembre 2016 sul portale del REACH è stato pubblicato un documento che l’ECHA ha tradotto in diverse lingue, tra le quali l’italiano. Il documento si intitola semplicemente “REACH e CPL, il punto della situazione” e si può facilmente intuire quali ne siano i contenuti. L’ECHA pone alcuni punti fermi, definendo quali sono gli obiettivi già raggiunti ma enumerando anche i punti di criticità, ovvero gli aspetti che vanno maggiormente curati e rettificati entro la scadenza del 2018. In tutto vengono enumerati quattro punti. Il primo riguarda tutto ciò che di corretto e positivo è stato fatto finora. Ad esempio, sono state messe a punto delle nuove modalità per classificare nel modo più esaustivo possibile le sostanze chimiche; questo ha consentito anche il ritiro definitivo di quelle sostanze considerate più pericolose, e la classificazione chiara e inequivocabile delle altre. A fronte di tanti obiettivi che sono stati raggiunti, però, restano ancora numerose le cose da fare. Il vero punto dolente di tutta la procedura che deve portare all’adeguamento delle realtà europee al REACH sta nei fascicoli delle sostanze. Per ogni sostanza è prevista infatti la redazione di un fascicolo che riporti in modo chiaro le caratteristiche della sostanza stessa, il suo grado di tossicità e in quali occasioni essa si esprime, le modalità di impiego e movimentazione, e altre informazioni necessarie a tutti gli attori della filiera produttiva. Moltissimi di questi fascicoli purtroppo, ad oggi, sono incompleti e lacunosi, oppure compilati in modo non corretto. Uno degli aspetti più gravi riguarda l’incapacità di adottare le classificazioni proposte dal REACH in modo chiaro e univoco; tutto questo si traduce in informazioni all’utente finale confuse e pasticciate, ben lungi dunque dall’ottenere l’effetto desiderato. Nel dossier dunque l’ECHA, dopo aver enumerato i punti a favore e quelli a sfavore, passa ad enucleare gli ultimi due punti da trattare, vale a dire l’evoluzione delle fasi successive e che cosa sarà necessario cambiare per centrare al meglio gli obiettivi che ci si è prefissi. Tra le finalità più importanti da perseguire c’è la necessità di evitare classificazioni, di dare informazioni esaurienti e chiare agli utenti finali, e individuare valide alternative alla sperimentazione animale per la classificazione delle sostanze. Tutto questo ,ovviamente, va rigorosamente ottenuto prima della scadenza del 2018. Ad oggi questi sono i numeri: sul sito ECHA le sostanze registrate sono 120 mila e 10 mila sono le ditte che le hanno registrate. Ci sono 54 mila fascicoli, che si riferiscono a 14 mila sostanze, 20 restrizioni e 31 su 168 sostanze preoccupanti.