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Migliorare i dossier REACH: impresa difficile

Più del 90% dei controlli di conformità sui dossier REACH del 2016 hanno dimostrato la necessità di inserire maggiori informazioni. Nel 2015 la percentuale era stata solo dell’82%. La maggior parte dei dossier che sono stati selezionati per i controlli riguardavano sostanze ad alto volume, rispetto alle quali si nutrivano preoccupazioni in merito a possibili caratteristiche cancerogene, mutagene o inibenti la fertilità (CMRs) e relativamente alla loro persistenza, tossicità e percentuale di bioaccumulo (PBTs), seguendo così le linee guida dettate dalla strategia di conformità voluta dall’ECHA.

Alla fine dei controlli, per 805 dossier sono state richieste ulteriori informazioni base, e su 550 invece si sono dovuti richiedere degli approfondimenti ulteriori. Questo si è reso necessario, ha fatto sapere l’ECHA nel report finale al termine dei controlli, perché c’erano delle grosse lacune nelle informazioni relative a sostanze ad elevata pericolosità. L’ECHA ha altresì precisato che questo campione non può essere generalizzato, che i risultati vanno confrontati solo con la selezione dei dossier che è stata effettuata e quindi non può dirsi rappresentativa dell’interezza del lavoro svolto. Ciononostante resta il fatto che la maggior parte dei fascicoli che sono stati selezionati per la valutazione sono risultati non conformi alle regole imposte. Geert Dancet, direttore esecutivo dell’ECHA, nell’introduzione al resoconto dell’agenzia europea per le sostanze chimiche ricorda che i vari soggetti tenuti a compilare i dossier sono tenuti anche ad aggiornarli ogni volta che interviene qualche nuovo elemento, ad esempio quando intervengono dei cambiamenti nella natura della sostanza trattata. L’anno scorso l’ECHA aveva insistito affinché questo obbligo venisse rafforzato con l’introduzione di ulteriori norme in materia, visto che tra il 2010 e il 2013 la maggior parte dei fascicoli non erano stati aggiornati. L’aggiornamento era avvenuto solo dopo che i soggetti interessati avevano ricevuto una nota in merito da parte dell’agenzia stessa. Nel 2016 così l’ECHA aveva lanciato una campagna relativa a 270 sostanze che erano state individuate in modo specifico. Ai soggetti che dovevano compilare i dossier su queste sostanze era stato pertanto inviato un sollecito per l’aggiornamento dei fascicoli; come risultato, circa il 40% dei dossier considerati erano stati aggiornati nell’arco di tempo di appena quattro mesi. L’ECHA ha quindi deciso di voler assumere maggiore controllo circa la compilazione dell’aggiornamento dei dossier, monitorando soprattutto quei settori che sembrano restare sempre maggiormente carenti nel momento della raccolta delle informazioni. Si tratta soprattutto delle analisi che riguardano la tossicità di una sostanza per i feti e le donne in gravidanza; la tossicità per le acque; l’identificazione delle sostanze e la loro composizione; i dati relativi alla loro sicurezza chimica e la possibilità che inducano mutazioni genetiche. L’ECHA aggiunge ai controlli di conformità sui dossier anche ulteriori indicazioni da fornire a chi invece si approccia con la materia del REACH per la prima volta, soprattutto relativamente ai test da effettuare sulle sostanze chimiche in oggetto. Durante lo scorso anno, l'ECHA ha emanato ben 33 dichiarazioni di non conformità (Soncs) a della valutazione dei fascicoli, ed ha pertanto invitato gli Stati membri a prendere in considerazione nuove misure di controllo. Alla fine del 2016 ancora 65 Soncs erano rimasti irrisolti, pur essendo stati notificati dal 2012. Le raccomandazioni basilari che l’ECHA rivolge nei confronti dei registranti sono le seguenti: i dossier devono essere tenuti costantemente aggiornati; la valutazione del rischio deve coprire ogni eventualità; bisogna prestare particolare attenzione alla tossicità delle sostanze nel contatto con la pelle e con gli occhi; bisogna avere cura di fare tutto in tempo per la data finale di scadenza per la registrazione al REACH, fissata al 2018.