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No all’accesso gratuito ai dati REACH per le PMI

Nei mesi passati l’ECHA, l’agenzia europea che si occupa di sostanze chimiche, aveva avanzato una proposta nei confronti della commissione che si sta occupando di varare il regolamento REACH. Aveva cioè chiesto la possibilità per le piccole e medie imprese di avere libero accesso, ovvero in modo gratuito, a tutti i dati raccolti all’interno di tale regolamento, a partire dal 2018.

Questa proposta però è stata rifiutata in questi giorni dal DCG (Directors’ Contact Group), il gruppo di contatto del REACH. Tale gruppo è formato da direttori di associazioni e commissioni e ha il compito di rispondere alle domande che vengono poste nei confronti del nuovo regolamento, ormai prossimo alla sua definitiva entrata in vigore. In una riunione del 15 dicembre non solo si è respinta la richiesta di gratuità, ma si è anzi avanzata la proposta di far pagare una cifra forfettaria decisa in maniera congrua. Tale pagamento dovrebbe servire ad alleggerire gli oneri amministrativi e a rendere quindi davvero accessibili a tutti i dati REACH. IL DCG ha anche suggerito altre tre possibili azioni. La prima consiste nel permettere alle aziende di registrarsi anche se solo in possesso di dati chimico-fisici e non tossicologici. Tali dati sarebbero fruibili gratuitamente. Inoltre ha proposto di affrontare una volta per tutte le controversie che nel corso di questi mesi si sono aperte circa dati incompleti o condivisi, e ha promesso che a gennaio verrà presentato un dossier più completo su tale argomento. Infine, in ultima istanza, ha proposto di introdurre la possibilità di effettuare il pagamento a rate. Le affermazioni del DCG del REACH non sono però state ben accolte da molti degli enti interessati dall’entrata in vigore del regolamento. Peter Newport, CEO della British Chemical Business Association (CBA), ne ha lamentato soprattutto la scarsa tempestività, visto che giungono solo sei mesi prima della scadenza ultima per registrarsi. In effetti la CBA aveva già presentato richiesta per un accesso con pagamento a rate ai dati REACH nel 2013. Newport ha affermato che trova molto frustrante il fatto che decisioni messe sul tavolo di discussione già quattro anni fa, che dovevano essere affrontate allora, vengano tirate fuori solo adesso. Ha inoltre aggiunto che, quando la notizia che l’ECHA aveva invece avanzato la proposta di una totale gratuità dell’accesso, molte aziende si sono messe ad aspettare per sapere quale sarebbe stata infine la decisione finale. Se quello che voleva fare l’ECHA era dare un’ultima spinta al processo di registrazione, ha infine concluso Newport, ora rischia di creare una “tempesta perfetta”. C’è da precisare che le affermazioni del DCG riguardano solo i dati già inseriti e non quelli che verranno inseriti dopo il maggio 2018. Il DCG nel frattempo continua ad esortare le aziende ad effettuare le registrazioni necessarie, visto che l’ECHA ha ammesso che il numero attuale è molto inferiore alle stime effettuate. L’UEAPME (European Association of Craft, Small and Medium-Sized Enterprises) ha espresso la sua viva preoccupazione per questo evidente disavanzo, dicendo che è necessario che la differenza venga in qualche modo colmata rendendo più snelle le procedure. Infatti, quale organo di rappresentanza delle piccole e medie imprese, lamenta il fatto che queste ultime spesso si siano viste impossibilitate a fare la registrazione proprio per via di un sovraccarico burocratico. La situazione resta in stallo fino al 31 gennaio 2018, quando l’ECHA terrà la “REACH 2018 Stakeholders’ Day”, ovvero una giornata per incontrarsi con i vari enti interessati all’entrata in vigore del REACH.