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Nuova attenzione per la qualità dei dati REACH

Gli esperti sono ormai giunti ad una conclusione: si potrà avere un panorama completo sul modo migliore in cui le sostanze pericolose devono essere maneggiate solo nel momento in cui si avranno dei dossier REACH ben compilati e completi in ogni loro parte. L’amministratore delegato della rivista specializzata “Chemical Watch”, Mamta Patel, nel suo articolo mensile intitolato “Il REACH ad un crocevia”, afferma che non è più possibile negare una triste verità, e cioè che molte delle aziende incaricate di redigere report sulle sostanze chimiche per adeguarsi alla nuova normativa REACH abbiano in realtà compiuto un lavoro approssimativo e scadente.

Nell’articolo vengono citate alcune parole usate da Geert Dancet, uno dei dirigenti dell’Agenzia Europea per le sostanze chimiche ECHA, quando, nel bilancio decennale per i lavori del REACH, ha scritto che si potrà decidere in modo inequivocabile quale sia il reale grado di pericolosità di una sostanza solo nel momento in cui si avranno a disposizione tutti i dati necessari. In questo momento, concludeva Dancet e riporta Patel, è molto difficile, se non impossibile, farlo. L’ECHA fa infatti sapere che su circa 4.500 sostanze che vengono movimentate in quantità di oltre 100 tonnellate l’anno nell’ambito della Comunità Europea, ben 3 mila non hanno dati sufficienti per poterne determinare la reale pericolosità. Per 2 mila di queste dai dossier si può dedurre un certo grado di rischio, ma non si riesce a comprenderlo o a quantificarlo con sicurezza. Jeremy Wates, capo dell’Ufficio Europeo per l’Ambiente, contribuisce ad aggravare il quadro complessivo affermando che la maggior parte delle aziende coinvolte dal REACH non rispetta nessuno dei principi di base del regolamento. Questo ha come conseguenza un rallentamento anche nelle operazioni di valutazione delle sostanze chimiche: quando arrivano i dossier sono talmente lacunosi che è necessario rimandarli indietro, creando delle enormi lungaggini rispetto alla tabella di marcia prefissata. Ovviamente però c’è anche chi cerca di presentare la questione da un altro punto di vista. Erwin Annys, rappresentante del Cefic (European Chemical Industry Council), fa presente che molte aziende hanno letteralmente compiuto dei salti mortali per rispettare la prima scadenza del 2010, e che molte di loro mancano delle necessarie risorse e competenze per rispondere in modo adeguato alle richieste dell’ECHA. Di conseguenza molti dei dossier presentati all’epoca non sono mai stati aggiornati, come invece viene espressamente richiesto nel REACH. Ma tale obiettivo, osservano alcuni, sarebbe perseguibile solo nel momento in cui questo obbligo venisse riconosciuto anche a livello legale. Insomma può essere solo l’ECHA stessa ad accelerare i tempi facendo dei controlli e provvedendo a colmare le molte mancanze esistenti. Intanto, per rendere sempre più chiare le operazioni che è necessario svolgere in vista della scadenza ultima per mettersi in regola con il REACH, scadenza che è fissata per il 31 maggio 2018 e dunque non è più così lontana, l’ECHA ha deciso di realizzare alcuni brevi e simpatici filmati che sono stati pubblicati sul suo canale YouTube e sono fruibili gratuitamente da chiunque fosse interessato al REACH. Nello specifico nei filmati, che sono realizzati a cartoni animati, vengono spiegati passo dopo passo (in tutto si tratta di 5 video) gli adempimenti che è necessario svolgere per poter arrivare alla data ultima ben preparati. Il protagonista dei video, John, mostra in prima persona quali sono gli obblighi da sbrigare, in modo semplice e divertente.