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Nuove polemiche sulle regole CPL

Man mano che si procede con il lavoro di adeguamento alla normativa REACH a livello europeo, emergono nuovi problemi che vengono sollevati dai vari enti coinvolti. Una delle polemiche più recenti è stata sollevata dalla International Molybdenum Association., che ha accusato l’ECHA (l’organo europeo preposto al controllo delle sostanze chimiche) di non star facendo abbastanza per rendere accessibile e chiaramente leggibile l'inventario di classificazione ed etichettatura delle sostanze chimiche (C&L).

La settimana scorsa a Bruxelles si è tenuto l’Enforcement Summit della rivista on line Chemical Watch, e in questo contesto Sandra Carey, che si occupa dell’area commerciale HSE (Health, Security and Environment), ha detto che l’ECHA non si sta impegnando quanto dovrebbe al fine di correggere tutte le informazioni erronee potenzialmente contenute nel C&L. Secondo la Carey il modo migliore per rendere più facilmente intellegibile l’inventario delle sostanze chimiche pericolose consisterebbe nel rendere noto il nome di chi ha introdotto ogni specifica voce in capitolo. Secondo l’art.41 del CPL (regolamento europeo relativo alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze e delle miscele chimiche) infatti chi inserisce una sostanza deve cercare di far collimare i dati che ha in suo possesso con quelli già presenti e inseriti da altri enti o soggetti. Questo però è davvero difficile da fare se non si conoscono i nomi né degli uni, né degli altri. A replicare all’osservazione della Carey è Erwin Annys, direttore del CEFIC (European Chemical Industry Council), il quale ha obiettato che non si possono rendere noti dati che sono stati forniti in modo confidenziale. All’inizio, infatti, l’ECHA aveva pensato di rendere noti i dati sensibili relativi ai soggetti coinvolti nel riconoscimento delle sostanze chimiche, ma poi aveva preferito non farlo per non mettere in pericolo aziende che in futuro avrebbero potuto subire facili ingerenze da parte dei loro concorrenti. La Carey ha sollevato in seguito anche un altro problema, osservando che molte aziende si sono approcciate all’inventariazione C&L con la stessa modalità approssimativa con cui si sono pre-registrate al REACH. Secondo lei in molti hanno inviato notifiche senza prestarvi molta attenzione e senza neppure ricordare di averlo fatto, e questo potrebbe significare un carico di lavoro ulteriore per chi invece sta svolgendo al meglio il proprio compito. Un modo per ovviare a questo problema potrebbe essere quello di rendere le notifiche valide solo per un determinato periodo di tempo, o di chiedere sempre l’aggiornamento delle notifiche. Allo stato attuale delle cose però, accedendo al portale dedicato al CPL, non è chiaro cosa si deve fare per cancellare o aggiornare una notifica già introdotta. Secondo Annys un modo semplice di risolvere i problemi più grossolani potrebbe consistere in un intervento diretto dell’ECHA, che potrebbe cancellare soprattutto gli inserimenti doppioni, verificatisi solo per errori di battitura o altre piccole sviste. La discussione circa le modalità migliori da adottare per un corretto inserimento delle sostanze chimiche nel portale è ancora in fase di svolgimento, e verrà approfondita a giugno, quando le autorità competenti in materia di REACH e CPL si riuniranno. In quell’ambito si discuterà anche relativamente all’importanza delle notifiche stesse, ovvero si dovrà decidere se l’ECHA le può considerare voci sufficienti senza necessità di alcuna implementazione successiva. Bisognerà inoltre risolvere il malcontento di molti stati membri che non hanno preso bene la chiusura del portale che stavano usando in precedenza e che è stato chiuso a seguito dell’avvio di una nuova fase del programma, il REACH-IT3.