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Problemi di budget per l’ECHA

L’ECHA è l’Agenzia Europea per le sostanze chimiche ed è l’ente che si sta occupando di portare avanti e supervisionare tutte le numerose procedure che dovranno permettere, l’anno prossimo, di giungere ad una definitiva partenza del REACH, il nuovo regolamento che dovranno rispettare tutti coloro che, all’interno della comunità europea, si occupano di produrre, utilizzare e movimentare sostanze chimiche.

Però le cose non sempre scorrono come dovrebbero, ed ora un nuovo problema è stato sollevato in vista del prossimo anno, che è anche l’ultimo prima della definitiva entrata in vigore del REACH. L’ECHA ha infatti reso noto che, a meno che al momento della scadenza del termine ultimo per la registrazione al REACH non venga generato un volume di introiti maggiore rispetto a quanto preventivato, l’ente non sarà in grado di portare a termine tutti i nuovi compiti che gli sono stati assegnati e che dovrebbe svolgere proprio nell’arco del prossimo anno. Negli ultimi mesi, infatti, la Commissione Europea ha avanzato diverse richieste all’ECHA: ha imposto la classificazione di 150 sostanze biocide che sono state preventivamente approvate ma che potrebbero avere effetti negativi sul sistema endocrino umano; ha chiesto la realizzazione di un portale ad uso delle imprese finalizzato a rendere più semplici le procedure di presentazione delle sostanze al centro anti veleni; ha chiesto al RAC (Comitato per la valutazione dei rischi) di analizzare 5 sostanze potenzialmente cancerogene relativamente ai rischi professionali di chi le utilizza; ha chiesto di creare una banca dati europea relativa alla legislazione sulle sostanze chimiche; infine ha avanzato domanda per avere orientamenti tecnici circa il comportamento da tenere con gli inquinanti organici persistenti (POP). ECHA, al fine di poter far fronte in modo adeguato a tutte queste richieste, ha chiesto alla Commissione di poter avere più personale e più fondi; ma questa domanda è stata respinta, e nemmeno è stata accettata come soluzione la possibilità di recuperare parte dei fondi non utilizzati del 2016 nel 2018. Per questo nel mese di giugno l’ECHA ha fatto sapere che, viste le attuali disponibilità finanziarie di cui dispone, non ritiene sia possibile portare a termine tutti i compiti imposti dalla Commissione Europea; il loro completamento sarà pertanto subordinato alla data di scadenza per la registrazione al REACH, in seguito alla quale dovrebbero esserci nuovi fondi a disposizione. Questa almeno è la speranza, per quanto sia opinione comune che in ogni caso gli introiti che deriveranno dalla registrazione al REACH non saranno comunque sufficienti per finanziare tutti gli oneri dell’ECHA. Nella prima di settimana di luglio il direttore esecutivo dell'ECHA Geert Dancet ha relazionato rispetto alla situazione dell’agenzia davanti alla commissione per l'ambiente del Parlamento europeo: ha detto che non si registrano segnali positivi in quanto, ad oggi, all’ECHA sono pervenute molte meno registrazioni rispetto a quanto ci si aspettava, specie da parte delle piccole e medie imprese. Di contro, ci si aspetta che l’ECHA debba fare fronte anche a nuove esigenze nel momento in cui entrerà in vigore il nuovo pacchetto di misure relative all’economia circolare. La necessità di ulteriori risorse economiche è dunque stata registrata, ma sarà comunque necessario attendere l’anno prossimo: difatti il bilancio dell’ECHA viene fissato dalla Commissione Europea nell'ambito del bilancio generale, così come quello delle altre agenzie dell'UE. Quindi il bilancio 2018 verrà pubblicato il 30 maggio e sarà esaminato dal Parlamento europeo e dal Consiglio dei Ministri in autunno. Prima di quella data l’ECHA, insieme ad altre agenzie che hanno dovuto operare dei tagli al budget, intende presentare un appello al Parlamento e al Consiglio per riuscire ad ottenere fondi aggiuntivi.