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REACH: dieci anni di storia

Con la conclusione del 2017 ci si avvia anche alla conclusione del secondo quinquennio da quando è stato varato il regolamento REACH. In tutto sono dieci anni dalla prima entrata in vigore della nuova legge europea sulle sostanze chimiche, e a questo punto sembra improbabile che vengano apportate ulteriori modifiche, anche a termine delle revisioni periodiche.

Ciò non toglie che l’ultima revisione REFIT, eseguita dalla Commissione di controllo dell’adeguatezza e dell’efficacia della regolamentazione prima del termine del 2018, possa comunque essere utile per definire ulteriori dettagli del regolamento dando indicazioni aggiuntive all’istituto europeo per le sostanze chimiche ECHA. La revisione REFIT tiene conto di cinque valori ben specifici: efficacia, efficienza, pertinenza, coerenza e valore aggiunto. Il report finale verrà pubblicato nel mese di ottobre, quattro mesi più tardi di quanto non si fosse preventivato in un primo momento, ed è quindi ancora presto per poter prevedere che cosa sarà contenuto al suo interno. Sarà comunque importante poter definire in modo chiaro e circostanziato cos’è che funziona e cosa invece non ha funzionato in questi dieci anni, per poi arrivare alla definitiva entrata in vigore del REACH. La preoccupazione che serpeggia riguarda però il fatto che la valutazione REFIT non si preoccupa tanto dei benefici che potrebbero venire alle aziende da una corretta identificazione delle sostanze chimiche nocive, quanto più dei costi che le aziende devono affrontare per effettuare tale identificazione. L’Ufficio per l’Ambiente Europeo (European Environmental Bureau EEB) fa sapere invece che il report sarà un buon modo per accelerare la messa in pratica dei provvedimenti previsti nel REACH, poiché offrirà il modo di capire dove i dossier sono carenti di informazioni e in che modo possono essere perfezionati. D’altro canto questo report rivestirà un’importanza speciale per il fatto che coincide con il decimo anniversario del REACH. Il fatto è che ancora sono molti coloro che temono che il REACH, anche dieci anni dopo essere stato varato, non sia riuscito a raggiungere il suo target finale, ovvero quello di proteggere le persone e l’ambiente dai danni che le sostanze chimiche possono potenzialmente causare. Oggettivamente, bisogna riconoscere che dal 2007 sono stati fatti tanti passi in avanti. Ora si ha una conoscenza più approfondita delle sostanze che circolano in Europa, e molte di esse sono state addirittura bandite perché considerate di eccessiva pericolosità. Secondo l’Ufficio per l’Ambiente l’Europa sta fornendo un esempio che sarà di utilità globale, fissando alcune regole generali e dei punti fermi che potrebbero essere di aiuto a tutti per creare un mondo più sicuro. I lati positivi sono tanti, come ad esempio una generale omogeneizzazione delle procedure per le aziende; ma non mancano anche i punti oscuri. Ad esempio, i detrattori rimproverano il fatto che la realizzazione dei dossier proceda a passo di lumaca, che la comunicazione avvenga non senza intoppi e difficoltà, che i dati raccolti dalle aziende non siano sufficienti. Un altro aspetto che preoccupa molto riguarda il fatto che la sostituzione delle sostanze ritenute pericolose spesso avviene senza la necessaria chiarezza, favorendo gli interessi di alcuni, specie delle multinazionali. Qualcuno dice semplicemente che dieci anni fa, quando fu varato il REACH, si pensava che sarebbe avvenuta una vera e propria rivoluzione ma che oggi, a distanza di dieci anni, si stia ancora aspettando che tale rivoluzione cominci. Quindi ciò che ci si aspetta per i prossimi dieci anni è una maggiore armonizzazione dell’intero sistema, che porti ad una più agevole applicazione delle normative REACH.