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Il REACH sta avendo l’effetto desiderato

I mesi passano e si avvicina sempre di più il termine ultimo per le aziende che lavorano nell’ambito delle materie chimiche per mettersi in regola con la nuova normativa europea, che si esprime all’interno del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento Europeo del Consiglio del 18 dicembre 2006 concernente la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche, meglio noto come REACH.

Nel tempo che è intercorso tra l’emanazione del regolamento e oggi si sono susseguite modifiche, cambiamenti di rotta, e spesso anche critiche rispetto ad alcuni dei provvedimenti previsti al suo interno. Oggi però a rinfrancare circa l’effettiva efficacia del REACH è uno studio portato avanti da Joel Tickner e Molly Jacobs, ricercatori dell’Università del Massachussets. Lo studio è stato loro commissionato dall’ECHA, l’Agenzia Europea per le sostanze chimiche, e si poneva come obiettivo quello di verificare sul campo quanto in effetti la presenza di una nuova normativa unitaria potesse aiutare un migliore funzionamento del comparto chimico, specie dal punto di vista della sicurezza. Secondo le conclusioni a cui sono giunti Tickner e Jacobs, il REACH sta aiutando gli utenti finali a cercare di sostituire le sostanze chimiche che utilizzano nelle loro aziende con altre che siano meno pericolose. Inoltre, nel processo di ricerca di quali siano le sostanze più pericolose che vengono usate all’interno delle attività produttive, si acquisisce una maggiore consapevolezza in merito, si specializza il personale e si colmano diverse lacune. A quanto si è potuto verificare, il REACH sta aiutando a creare una maggiore circolazione di informazioni e di conseguenza la collaborazione tra i vari attori della catena di approvvigionamento. A beneficiarne sono soprattutto le piccole e medie imprese, che traggono vantaggio dai fondi comunitari messi a disposizione al fine di incentivare e rendere possibile la sostituzione delle sostanze chimiche più pericolose con altre maggiormente sicure. Geert Dancet, direttore esecutivo dell’ECHA, ha detto che i risultati dello studio dell’Università del Massachussets sono molto interessanti perché aiutano proprio in questa direzione, ovvero quello della sostituzione di materiale chimico potenzialmente pericoloso con altro di inferiore pericolosità. All’interno dello studio, sempre secondo Dancet, sono contenute delle linee guida che potrebbero essere preziose anche nei prossimi mesi, e di aiuto per completare il lavoro di messa in funzione del REACH. Infatti, conclude Dancet, l’ECHA si prefigge nei prossimi mesi di prendere contatto con coloro che l’hanno condotta, per fissare delle linee guida comuni. La ricerca si basa sull’esperienza accumulata dall’istituto Toxic Use Reduction dell’Università, e su alcune interviste che sono stata condotte all’interno degli Stati Membri dell’Unione. Tickner, coautore dello studio, ha concluso che c’è qualcosa che l’Europa potrebbe imparare dagli USA. Negli USA, ha detto, la necessità di effettuare delle sostituzioni tra le sostanze chimiche più usate all’interno dell’industria, sostituendo le più pericolose con altre più sicure, non è un’imposizione di legge. Questa necessità viene portata avanti dalla natura stessa della catena di approvvigionamento, all’interno della quale i fornitori giocano un ruolo predominante. In Europa invece l’operazione di sostituzione è stata imposta dall’alto; ciononostante intensificare la comunicazione tra i vari partecipanti alla catena produttiva delle sostanze chimiche potrebbe essere utile per accelerare i tempi, e per far si che il REACH diventi operativo ben prima della scadenza imposta. In definitiva, quello che si dice è che la norma non fa altro che imporre provvedimenti che sarebbero suggeriti dal semplice buonsenso, e che in tal modo il REACH potrebbe rappresentare una svolta davvero positiva per l’Europa.