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La vivisezione sugli animali e il REACH

Il regolamento REACH (registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche) sarà attivo a livello europeo a partire dal 2018, ma ormai a alcuni anni si stanno mettendo a punto le varie normative che lo compongono, informando tutti gli enti istituzionali coinvolti per la sua definitiva attuazione.

Il REACH si occupa di tutto ciò che ha a che vedere con le sostanze chimiche che sono potenzialmente pericolose per chi le usa e movimenta, tanto i lavoratori del settore che gli utenti finali. Rientra dunque nel dibattito complessivo anche la questione delle sperimentazioni sugli animali. Molto spesso infatti sono topi e cavie da laboratorio che vengono utilizzati per verificare la potenziale pericolosità di sostanze che possono trovare impiego soprattutto in campo cosmetico. Il 4 febbraio la Commissione Europea è stata chiamata a votare una possibile modifica al regolamento REACH che riguarda proprio questo aspetto. L’argomento su cui la Commissione ha dovuto votare riguardava infatti la possibilità di testare la sensibilità cutanea ad alcuni prodotti sintetizzati chimicamente (come colle, coloranti, detergenti) non più sugli animali, ma sfruttando dei metodi sostitutivi che sono stati messi a punto nel tempo e che sono stati recentemente convalidati a livello europeo. Questi metodi non richiedono l’uso di animali vivi, ma prevedono dei test in vitro che attraverso delle reazioni cellulari e molecolari sono in grado di valutare la possibilità di reazione cutanea al contatto con determinate sostanze. La tecnica di sperimentazione attualmente usata per verificare la possibile reazione della pelle a tali sostanze è invece la Local Lymph Node Assay (LLNA), che si svolge su cavie vive e prevede una serie di procedure molto dolorose per gli animali. I test in vitro sono stati dichiarati altrettanto efficaci quanto quelli tradizionalmente svolti sugli animali da due enti transnazionali, ovvero l’ECVAM (European Centre Validation Alternative Methods) e l’OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development). Per redigere tutti i documenti che sono necessari per la classificazione delle sostanze chimiche prevista dal REACH si calcola che entro il 2018 il 35% di 25 mila sostanze complessive dovrà essere sottoposto al test per la sensibilizzazione cutanea. Ciò vuol dire che, se restasse in vigore la sperimentazione animale, centinaia di migliaia di cavie andrebbero incontro ad atroci sofferenze e a morte quasi certa. Per questo, in vista del voto del 4 febbraio, la LAV (Lega Anti Vivisezione), nota associazione animalista che da anni si batte a favore dei diritti degli animali, ha esercitato forti pressioni nei confronti delle istituzioni italiane affinché si schierassero a favore delle metodologie alternative di prova di sensibilità delle sostanze chimiche e contro l’uso di cavie animali. Il voto in questione si sarebbe dovuto tenere già nel dicembre del 2015, quando c’è stata l’ultima riunione della Commissione REACH, durante la quale gli stati membri dell’Unione Europea si sono battuti per l’adozione delle nuove tecniche di test; a causa però dell’opposizione di alcuni soggetti, restii ad abbandonare le metodologie tradizionali, il voto è stato rinviato. La LAV ha addotto a sostegno della sua battaglia anche il fatto che la sperimentazione animale è ormai osteggiata anche a livello normativo: la vigente direttiva europea in materia, la 2010/63UE, esprime in modo inequivocabile la necessità di ricorrere a test alternativi all’uso di cavie animali qualora essi siano disponibili. Questa norma è stata avvalorata anche da una recente sentenza dell’Ombudsman. La LAV ha dunque richiesto Ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico e della Salute di votare il 4 febbraio contro la sperimentazione animale, a nome dei suoi 50 mila sostenitori e dell’80% della popolazione italiana che, a quanto rilevano i sondaggi Eurispes, è a sua volta contro l’uso di animali per test di laboratorio.