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Rifiuto di alcuni dossier REACH da ECHA

Il Ministro dell’Ambiente della Danimarca ha fatto sapere che l’ECHA si riserva il diritto di non assegnare un numero di registrazione al REACH a quelle compagnie che non forniscano un numero esaustivo e sufficiente di informazioni all’interno dei loro dossier.

Sarà dunque l’ECHA stessa, ovvero l’ente centrale europeo che si occupa delle sostanze chimiche, a decidere a chi assegnare o meno il numero di registrazione. Fino ad ora invece questa facoltà era stata lasciata ad ognuno degli Stati membri, ma questa pratica, viene fatto sapere, è sembrata essere del tutto inefficace. In moltissimi dossier che hanno passato comunque il vaglio degli Stati membri si può osservare infatti una povertà di informazioni tali da rendere i dossier stessi del tutto inapplicabili per le finalità previste all’interno del regolamento REACH. La KEMI, ovvero l’agenzia svedese per le sostanze chimiche, ha ribadito l’importanza dei dossier, che devono essere redatti secondo le regole previste in seno al REACH, affinché l’applicazione di quest’ultimo possa portare davvero dei frutti e possa dunque risultare vincente. Viceversa, la presenza di dossier che non contengano abbastanza informazioni, redatti in modo sbrigativo e non rispettoso delle norme, non potrebbe far altro che danneggiare l’intero processo di adeguamento al REACH. Quindi è per evitare che questo accada che l’ECHA ha deciso di prendere delle misure aggiuntive e di affiancarsi personalmente agli Stati membri al fine di vigilare sulla corretta redazione dei dossier sulle sostanze chimiche. L’EPA, l’agenzia per la protezione dell’ambiente danese, dal canto suo dice invece che i soggetti che producono dossier contenenti dati di alta qualità verranno ricompensati per aver ottemperato ai loro compiti in modo corretto, anziché essere sottoposti ad ulteriori controlli. Quando i dossier si basano su solide evidenze non c’è necessità di procedere ad ulteriori controlli; viceversa la mancanza delle necessarie informazioni conduce all’assenza di regole, e quindi all’automatica esclusione del soggetto dal mercato delle sostanze chimiche. L’agenzia danese riprende e fa suo un input già emesso dall’ECHA l’anno scorso, quando si era proposto di aumentare gli obblighi da parte dei soggetti registranti facendo in modo che si assumessero la piena responsabilità dei loro dossier. Anche l’EPA dunque chiede controlli più rigidi e maggiori controlli; inoltre chiede che ad ogni soggetto sia imposto l’obbligo di rivedere ed aggiornare i propri dossier come minimo una volta ogni cinque anni. Dal canto suo, l’agenzia per l’ambiente tedesca, la UBA, sostiene la richiesta danese, affermando che sono necessarie delle migliorie al REACH in modo tale che i dati contenuti nei dossier siano verificati al 100%, e inoltre chiede anche di accelerare i processi di verifica. Una voce contraria si leva invece dal governo olandese, che ritiene che scaricare la responsabilità dei contenuti dei dossier solo sui registranti da parte dell’ECHA non è un’azione risolutiva, e che al contrario potrebbe essere più utile apportare dei cambiamenti alle norme, o semplicemente renderle più chiare e intellegibili. Paesi Bassi, Danimarca e Svezia hanno inoltre chiesto una completa revisione del processo di autorizzazione previsto nel REACH. Questa istanza scaturisce dal fatto che le richieste di autorizzazione fino ad ora sono state tutte approvate; questo potrebbe significare che bisognerebbe rendere i controlli un po’ più rigidi al fine di esercitare maggiore rigore. Secondo la KEMI autorizzare in modo troppo generoso usi non specifici potrebbe infatti avere effetti positivi sulla lista delle sostanze candidate, mentre Paesi Bassi e Danimarca suggeriscono di usare dei raggruppamenti di sostanze al fine di evitare sostituzioni non soddisfacenti.