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Sentenza del Tribunale contro l’Echa

Una recente sentenza emessa dal Tribunale Europeo potrebbe indebolire in modo significativo lo spazio di azione dell’Echa, l’agenzia europea per le sostanze chimiche. Potrebbe infatti inibire le sue relazioni con le singole autorità nazionali nella verifica di conformità dei fascicoli REACH; in particolar modo, a subire le maggiori limitazioni sarebbero le dichiarazioni di non conformità (in inglese “statements of non-compliance”, acronimo “Sonc”).

La risposta da parte dell’Echa potrebbe essere un ricorso alla sentenza, in quanto il timore è che essa possa condurre ad una sorta di rimpallo senza fine di responsabilità rispetto ai controlli di conformità non solo per l’Echa, ma per tutte le agenzie degli Stati membri. Un altro effetto che potrebbe avere è che le imprese e le compagnia ricusino più frequentemente le decisioni dell’Echa. Allo stato attuale delle cose, queste sono le procedure che vengono seguite. Quando l’Echa ritiene che un fascicolo di registrazione non sia adeguato perché incompleto, invia una comunicazione al dichiarante in cui si chiedono delle rettifiche entro un certo lasso di tempo. Se il dichiarante non riesce ad ottemperare alle richieste dell’Echa, l'agenzia ha il potere di inviare un Sonc all’autorità nazionale coinvolta, la quale diventa la responsabile del procedimento. Secondo la sentenza del Tribunale Europeo di cui si parlava, che è stata emessa l'8 maggio e riguarda un dossier della compagnia petrolifera Esso Raffinage, se un dichiarante risponde all’Echa presentando prove che dimostrano la validità del fascicolo presentato “l'agenzia deve, in conformità con il REACH, avviare una nuova procedura di valutazione”. La sentenza è scaturita dalla seguente questione: nell’aprile del 2015 l’Echa ha inviato un Sonc alla Francia relativo ad un dossier della Esso Raffinage, ritenuto non conforme e lacunoso. Nel maggio successivo la società ha presentato denuncia in tribunale sostenendo che l’Echa aveva violato l'articolo 42, paragrafo 1, del regolamento REACH e, dopo tre anni, la corte si è pronunciata a favore della società. Il Tribunale ha determinato che l’Echa dovrà presentare una nuova valutazione del dossier Esso Raffinage prima di ricusarlo come ha fatto: per presentare eventualmente obiezione l’Echa ha due mesi di tempo. Questa sentenza della Corte Europea presenta forti analogie con un caso analogo, relativo ad un ricorso presentato dalla società chimica Solutia Europa. Contro la società l’Echa aveva emesso un Sonc per un dossier di una nuova sostanza (in inglese “notified new substance” ovvero “Nons”). Anche a seguito di un aggiornamento del dossier l’Echa lo ha nuovamente rifiutato, sostenendo di non aver ricevuto gli studi richiesti dall’autorità belga competente. Anche in quel caso il Sonc era però stato rifiutato. Il caso giudiziario della Esso Raffinage dunque si collega a quello della Solutia Europa, ma specifica in modo ancora più chiaro quali siano le condizioni in cui l'agenzia deve avviare una nuova procedura di valutazione. In questo modo si è creato un precedente giudiziario che farà in seguito scuola, e che cambia le carte in tavola per l’Echa. L’agenzia europea, dal canto suo, ha detto che sta ancora analizzando la sentenza e non ha quindi deciso se ricorrere in appello o meno. Difatti, prima dell’emissione della sentenza, che c’è stata nel mese di aprile 2018, l’agenzia aveva già messo in atto una serie di procedimenti che, in parte, ottemperano a quanto detto dal giudice. Per l’Echa quindi ora non resta che valutare se siano necessari ulteriori cambiamenti in base alla sentenza del tribunale. Per questo motivo il dossier verrà nuovamente valutato.